
Le due donne arrivarono in quel posto dopo una lunga camminata sotto il sole; non glielo aveva suggerito nessuno, stavano solo esplorando la zona e per intuito avevano pensato che la stradina in discesa dovesse alla fine condurre al mare, ma quando percorsero l’ultimo tratto, superando una curva, ebbero un attimo di smarrimento: la spiaggia era coperta di pietre preziose, ciottoli di occhio di tigre, scogli di argento e marcassite, sabbia mista a brillanti della grandezza di una capocchia di spillo, tanti, tantissimi; il mare era anch’esso di pietre, cambiava il colore, onde di turchese e acquamarina azzurrissima che lambivano la riva, spuma di diamanti e più in là, verso il largo, giada e poi lapislazzuli e topazi a zone.
Poi il sole fu oscurato da una nuvola e tutto cambiò all’improvviso in qualcosa di terrificante, non più pietre preziose ma sassi neri, una desolante distesa di sassi senza fine, tanto che la più anziana, la madre, suggerì di andar via, quel luogo le incuteva timore; ma la figlia già si stava togliendo il vestito e precipitando verso quello strano mare, e come giunse sulla riva i sassi si aprirono, permettendole di entrare, per poi richiuderlesi intorno, lasciandole scoperta solo la testa. Fece cenno alla madre che tutto andava bene e la incitò a venire a sua volta, poi si tuffò e la distesa di pietre scure si riformò subito sopra il suo capo: restò immersa a lungo, anche se vedeva solo tutto nero, infine la nuvola passò e le si rivelarono all’improvviso i mille colori dovuti ai riflessi delle pietre preziose, sembrava di nuotare in un arcobaleno.
La madre raggiunse la figlia e si accorse anche lei che si poteva nuotare come nell’acqua, si mise sul dorso e si lasciò cullare a lungo dalle onde; infine nuotarono assieme, fianco a fianco, e trovarono un antro in cui ci si poteva addentrare fino a scoprire una grotta immensa dal cui soffitto pendevano una quantità di stalattiti; era molto fredda e rabbrividendo decisero di tornare indietro; quando uscirono, si stava alzando il vento e la marea rischiava di raggiungere i vestiti lasciati sulla riva; loro si ritrovarono bagnate come se fossero state nell’acqua e si stesero al sole ad asciugarsi.
Le due donne se ne andarono senza portare via niente, solo qualche guscio di conchiglia e pezzetto di corallo raccolto sul bagnasciuga, perché era un luogo magico, che forse si poteva visitare solo nei sogni, e gli altri che lo avessero scoperto dopo di loro dovevano trovarlo ancora così com’era all’inizio.
(Parigi, 2002)